Il sistema di Generazione di Onde d’Urto Balistico trova fondamento nella Balistica Terminale, branca della Fisica Balistica che studia le interazioni, al momento dell’impatto e negli istanti immediatamente successivi, tra un corpo in movimento e il suo bersaglio.
I primi studi sul moto del proietto si hanno già a partire dal XVI Secolo con Niccolò Tartaglia, ripresi successivamente da altri studiosi come Galileo Galilei e Isaac Newton, per giungere poi all’invenzione, nel XVII Secolo, del Pendolo Balistico ad opera di Benjamin Robins e con il quale fu possibile misurare la quantità di moto di un proietto.
Ma è solo con l’avvento, nel secondo dopoguerra, di adeguate tecniche strumentali e fotografiche che si è potuto analizzare e comprendere appieno quanto avviene in un organismo colpito da un proiettile in movimento.
Come dimostrato dagli autori Coates, James B., Beyer, James C., Heaton e Leonard D. dell’Office of the Surgeon General (US Army) Washington DC, nel loro Report “Wound Ballistics for World War II” pubblicato nel 1962, l’impatto del proiettile contro un tessuto provoca in quest’ultimo la creazione di Onde d’Urto accompagnate da fenomeni cavitazionali.
Il sistema balistico di generazione di Onde d’Urto è costituito da un proiettile contenuto in una camera di lancio che viene messo in moto da aria compressa gestita, nell’intensità del flusso e nella frequenza di erogazione, dall’unità centrale del apparecchio.
Il proiettile, completata la sua corsa lungo la camera di lancio, a sua volta contenuta nel manipolo, impatta arrestandosi nel corpo interno dell’applicatore (la cui opposta estremità è a contatto con il paziente), trasferendo così prima all’applicatore e poi all’organismo l’intera energia cinetica acquisita durante il moto. (Pic. A)
La parte dell’applicatore a contatto col paziente può avere forme e dimensioni differenti, variando in siffatta maniera la quantità di tessuto interessato dalle Onde d’Urto in funzione delle necessità applicative.
L’energia così trasportata genera un’Onda d’Urto e Cavitazione all’interno dei tessuti. (Pic. B)
La stessa tecnologia trova applicazione in diversi campi della medicina, che vanno dalla chirurgia ortopedica nella revisione delle protesi d’anca, per la frantumazione del cemento, alla litotrissia intracorporea (Pic. C) fino alle patologie muscolo-scheletriche con indicazione al trattamento ESWT.
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